Ciclismo: perché le discese fanno perdere tempo a molti più ciclisti di quanto immaginino

La scena è familiare a molti ciclisti.

Hai appena concluso una lunga salita. Le gambe hanno lavorato bene, il ritmo è stato regolare e magari sei riuscito persino a restare con compagni che di solito vanno più forte di te.

Poi arriva la discesa.

Pochi minuti dopo, senza nemmeno rendertene conto, il gruppo davanti si allontana. Non perché stia pedalando più forte. Non perché abbia biciclette migliori. Semplicemente perché scende meglio.

È una realtà che sorprende molti amatori.

Quando si parla di prestazione, quasi tutti concentrano l’attenzione sulle salite, sui watt o sulla resistenza. Eppure, soprattutto nei percorsi vallonati o montani, le discese possono influenzare il tempo finale molto più di quanto si immagini.

Dove si guadagna e si perde davvero tempo?

Per capire il fenomeno, basta osservare alcuni valori tipici.

LivelloVelocità media in salitaVelocità media in discesa
Principiante10-12 km/h30-40 km/h
Amatore regolare12-15 km/h40-50 km/h
Confermato15-18 km/h50-60 km/h
Espertooltre 18 km/holtre 60 km/h quando le condizioni lo permettono

Le differenze in salita sono spesso relativamente contenute.

In discesa, invece, pochi chilometri orari di differenza possono trasformarsi rapidamente in decine di secondi o addirittura minuti persi su un percorso lungo.

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Il problema non è quasi mai il coraggio

Molti pensano che i ciclisti veloci in discesa siano semplicemente più spericolati.

Nella maggior parte dei casi non è vero.

La differenza principale riguarda la tecnica e la fluidità.

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I ciclisti più efficaci riescono a:

  • anticipare meglio le curve;
  • frenare meno;
  • mantenere più velocità in ingresso;
  • rilanciare rapidamente in uscita.

Chi ha meno esperienza tende invece a interrompere continuamente la velocità accumulata.

Ed è proprio questa successione di piccole frenate a generare il tempo perso.

Ogni frenata ha un costo nascosto

Su una discesa lunga, la differenza tra chi frena continuamente e chi mantiene fluidità può essere enorme.

Molti amatori sottovalutano quanto sia costoso rallentare.

Ogni volta che si perde velocità bisogna infatti recuperarla.

A volte pedalando.

Altre volte sfruttando semplicemente la pendenza.

In entrambi i casi si perde tempo prezioso.

Il paradosso è che alcuni ciclisti passano mesi a cercare pochi watt in più in salita e poi lasciano sulla strada minuti interi nelle discese.

La posizione sulla bici cambia tutto

Uno degli aspetti più trascurati riguarda il corpo.

Quando la velocità aumenta, molti amatori irrigidiscono:

  • le braccia;
  • le spalle;
  • il collo;
  • la schiena.

La bici diventa meno stabile e meno precisa.

Le sensazioni peggiorano.

La fiducia diminuisce.

Ciclismo Molti pedalano di più in estate ma non dimagriscono: spesso il motivo è lontano dalla bicicletta

I ciclisti più esperti, invece, mantengono generalmente una posizione più rilassata.

Non perché abbiano meno paura.

Ma perché hanno imparato a lasciare lavorare la bicicletta senza contrastarne continuamente i movimenti.

Le discese si allenano

Un altro errore molto diffuso consiste nel pensare che la tecnica di discesa migliori automaticamente con i chilometri.

In parte è vero.

Ma non completamente.

La guida della bici è una competenza.

E come ogni competenza può essere allenata.

Affrontare con regolarità percorsi tecnici, lavorare sulla traiettoria e sviluppare fiducia progressivamente permette spesso miglioramenti enormi.

Molto più di quanto si immagini.

La fatica peggiora le capacità di guida

A fine giugno molti ciclisti affrontano le uscite più lunghe dell’anno.

Le granfondo si avvicinano.

Le giornate in montagna diventano più frequenti.

Ed emerge un fenomeno interessante.

Molti scendono bene quando sono freschi.

Ciclismo I ciclisti che pedalano bene anche con il caldo evitano quasi sempre questo errore

Molto meno quando hanno già accumulato tre o quattro ore di sella.

La concentrazione diminuisce.

Le decisioni diventano più lente.

La precisione peggiora.

Per questo motivo il recupero influisce indirettamente anche sulla qualità delle discese.

La paura fa consumare energia

C’è anche un aspetto spesso ignorato.

Una discesa affrontata con tensione continua può diventare molto stancante.

I muscoli restano contratti.

Le mani stringono forte il manubrio.

Le spalle rimangono rigide.

Alla fine della discesa molti ciclisti si sentono affaticati pur non avendo praticamente pedalato.

Non è la fatica muscolare tradizionale.

È una fatica nervosa.

E spesso compromette le prestazioni nella salita successiva.

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Perché alcuni sembrano andare più forte senza pedalare?

Ogni gruppo ha almeno un ciclista così.

Non sembra particolarmente potente.

In salita va come gli altri.

Poi arriva la discesa e improvvisamente guadagna decine di metri.

Spesso il segreto è semplice.

Mantiene meglio la velocità.

Non spreca energia in frenate inutili.

Sceglie linee più fluide.

Riesce a conservare lo slancio.

Piccoli dettagli che, sommati, generano differenze enormi.

Migliorare non significa correre rischi

È importante chiarire un punto.

Lo scopo non è diventare imprudenti.

Lo scopo è diventare più efficienti.

Le priorità restano sempre:

  • sicurezza;
  • controllo;
  • visibilità;
  • rispetto dei propri limiti.

All’interno di questi confini esiste però un margine di miglioramento enorme per molti ciclisti amatoriali.

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Le discese fanno parte della prestazione

Quando si parla di ciclismo, l’attenzione va quasi sempre alla salita.

È comprensibile.

La salita è il luogo dove la fatica è più evidente.

Ma la prestazione nasce dall’insieme di molti fattori.

Salire bene.

Scendere bene.

Recuperare bene.

Gestire le energie.

Restare lucidi.

Molti ciclisti scoprono con sorpresa che il loro vero margine di miglioramento non si trova nei watt o nei chilometri aggiuntivi.

Si trova semplicemente nel modo in cui affrontano la strada quando finalmente inizia a scendere.

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